La Strada dei Castelli e dei Sapori, la Via Emilia

Itinerario in pillole

  • Parma
  • Escursioni sulle vie dei castelli e dei sapori
  • Parma-Reggio Emilia- Bologna 
  • Bologna
  • La Strada del Balsamico
  • Il Parmigiano, come si fa
  • Borghi e sapori della via Emilia
  • Una giornata a Ferrara 
    Bologna-Brisighella-Ravenna
  • Ravenna e i suoi Mosaici
  • I segreti del Formaggio di Fossa e San Marino
  • Cervia, Cesenatico e la cucina di mare
  • Trasferimento all’aeroporto di Bologna

Chiunque visita un Castello ne diventa il Custode per sempre.

La  via Emilia(via Aemilia, costruita da Marco Emilio Lepido) , la Strada dei Sapori per eccellenza, l’antica via romana  di comunicazione fra l’Adriatico e il nord Italia e poi l’Europa, la via dei prodotti conosciuti in tutto il mondo, alimentari e non, perché l’Emilia è anche la Welness Valley e la Motor Valley, terra di benessere e terra dei Motori e non sorprenda questo accostamento, perché qui il territorio è un tutt’uno armonico con le passioni e funzionale alla qualità della vita.

Il nostro itinerario inizia ai confini con la Lombardia e la Liguria, dove l’entroterra emiliano custodisce numerosi tesori fra i quali la rete dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, che si innalzano dalla fertile pianura padana fino alle scenografiche montagne dell’Appennino, rendendo il paesaggio davvero memorabile. Parma e Piacenza sono accumunate da una storia comune e un territorio armonioso fatto di castelli, stazioni termali, borghi meravigliosi, paesaggi incantati, valli scavate da fiumi impetuosi, una parte montana e una pianeggiante divise dallo scorrere della via Emilia e una gastronomia tutta da gustare che unisce le due realtà. Più di 30 castelli, fra i meglio conservati d’Europa che accompagnano altrettanti meravigliosi borghi medioevali, austere fortezze trasformate in signorili abitazioni rinascimentali dalle famiglie nobili che ne hanno fatto il loro vanto e quello del territorio circostante. Un dedalo di castelli che costituiva un poderoso sistema divensivo che andava dal Po’ alle montagne e dove si è sviluppata una cultura gastronomica d’eccellenza.

Il territorio emiliano ha visto nel corso dei secoli il succedersi di numerose famiglie nobili (come i Farnese, i Borbone di Parma, i Pallavicino, i Visconti, i Meli Lupi, i Gonzaga, i Rossi, i Sanvitale, gli Sforza, i Landi e i Malaspina) che vi hanno lasciato un segno indelebile costituita da queste antiche dimore – castelli, rocche e ville – che testimoniano il passato importante di queste terre.

Ad ogni castello una storia, ad ogni castello un percorso gastronomico unico come unica questa terra ricca e generosa.

Parma

Se Parma è anche Città Creativa Unesco per la Gastronomia lo si deve alle sue delizie che la rendono celebre nel mondo, come il Prosciutto di Parma, il Culatello di Zibello Dop e il Parmigiano Reggiano. Per assaggiarne un Parmigiano Reggiano, l’ideale è prenotare una visita guidata in caseificio, così da scoprire le fasi di lavorazione e assaporare pezzi di diverse stagionature.
Il sistema dei Musei del Cibo è nato per valorizzare otto prodotti locali che hanno reso unico il territorio di Parma: parmigiano reggiano, pasta, fungo porcino, culatello di Zibello, prosciutto di Parma, salame di Felino, vino e pomodoro.

Terra di cibo e musica Parma è una bella signora elegante, Parma è anche strada Garibaldi con la gente che fa lo struscio di sera, elegantissima o casual  passando davanti al Teatro Regio, il teatro di Parma, neoclassico, che ospita la stagione lirica e il Festival Verdi, o seduti a degustare malvasia, prosciutto, parmigiano torta fritta,  Parma è la città è stata scelta come Capitale italiana della Cultura per il 2020 (una nomina allungata e posticipata al 2021 dopo l’emergenza covid-19 che ha di fatto cancellato 6 mesi di eventi). Imperdibili a Parma sono il Duomo, capolavoro di romanico padano; il Battistero ottagonale, progettato tra XII e XIII secolo ed edificio simbolo della città,  gli affreschi della Camera di San Paolo, il Palazzo della Pilotta, e il bellissimo Palazzo Farnese.

La via dei castelli e sapori piacentini

Iniziamo la nostra  seconda giornata nell’alta  provincia di   Piacenza

 a Bobbio uno dei borghi più belli d’Italia che domina la Val Trebbia ai confini con la Liguria. Il paese ci appare in lontananza, il profilo sinuoso del meraviglioso e misterioso Ponte Gobbo da un lato, uno dei simboli del borgo, legato alla leggenda di San Colombano nel suo scontro con Satana, e  l’Abbazia dedicata al santo irlandese dall’altro. Santo che qui giunse e lasciò un segno indelebile con lo scriptoruim e la biblioteca più importante dell’Alto medioevo. Non si può lasciare Bobbio senza prima aver percorso il Ponte Gobbo ed aver assaporato i piaceri della tavola dei  dintorni. Lungo il percorso della Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini, si possono assaporare i maccheroni alla bobbiese, preparati ancor oggi con il ferro da calza e cucinati con sugo di stracotto. Senza dimenticare le tipiche ciambelline salate in vendita nelle panetterie del borgo. Nei ristoranti locali, d’autunno regnano i prodotti del sottobosco come funghi e tartufi mentre nel periodo natalizio regna incontrastata la lumaca in umido, preparata secondo la laboriosa ricetta tipica del posto.

Castello d’Arquato e la Val d’Arda

Ritorniamo verso la Via Emilia,  fino al  Castello d’Arquato e la Val d’Arda, sicuramente una delle valli più prestigiose nel panorama piacentino per quel che riguarda le tradizioni culinarie.  Il Borgo appare maestoso e molto medioevale, non stupisca il termine, pochi luoghi danno il senso del “medioevale” come questo borgo e il suo Castello. Le case color mattone scendono lungo il fianco della collina e le rendono cisibili da lontano. Un borgo di rara bellezza dove spicca la Rocca Viscontea costruita da Luchino Visconti nel ‘300.

–Non ci lasceremo sfuggire l’opportunità di  una sosta all’Enoteca Comunale ospitata nelle rinnovate sale del duecentesco Palazzo del Podestà, dove potremo gustare prodotti tipici in un ambiente curato e accogliente o acquistare i vini piacentini ottenuti dai vigneti che costeggiano le lussureggianti colline circostanti.

E’ infatti zona importante per la produzione vitivinicola: ai classici Gutturnio e Ortrugo si affiancano il Monterosso val d’Arda, vera tipicità della zona di Castell’Arquato e il Vin Santo di Vigoleno, l’unico passito tra i vini dei colli piacentini.

I vini sono ottimi per accompagnare gli altrettanto eccellenti piatti della tradizione piacentina, cominciando dai salumi D.O.P.,  la coppa, specialità autentica piacentina, richiede una lunga e sapiente stagionatura, senza aggiunta di sale e spezie; il salame grana grossa tagliato a giusta maturazione e infine la pancetta, morbida e gustosa.

La presenza di ricchi pascoli e numerose greggi fin dal periodo romano ci spiegano come il formaggio locale fosse ottimo e conosciuto già da secoli.
Eccellenze nel campo dei latticini sono sicuramente il Grana Padano e il provolone, certificati dal marchio D.O.P., la ricotta, la robiola e i formaggi di montagna.Tra i dolci non c’è che l’imbarazzo della scelta tra una miriade di crostate e torte secche!!

Borgo di Vigoleno,

Basta attraversare una valle e già siamo in vista del Borgo di Vigoleno, un’antichissima struttura difensiva merlata che – come Castell’Arquato – ha fatto da sfondo al film Lady Hawke. Arroccato tra il Parco Regionale dello Stirone e del Piacenziano, il borgo medioevale è fra i più suggestivi e ricchi di storia del piacentino. Le sue fortificazioni sono giunte intatte fino a noi, e ancor oggi domina la campagna circostante e i suoi vitigni.

Nato come postazione difensiva, Vigoleno è un esempio perfetto della logica abitativa del medioevo. Risaliamo  i suoi stretti e ripidi vicoli in forma di  labirinto dove i confini fra borgo e castello vanno via via sfumano tanto questi si compenetrano e si specchiano l’uno nell’altro.

Il borgo fortificato, eccezionalmente integro nelle strutture è racchiuso da imponenti mura merlate. Un camminamento di ronda, dal quale si gode una straordinaria panoramica su tutta la Val Stirone, le percorre interamente e nelle varie ore del giorno i riflessi offrono atmosfere magiche.
Oltre ai piatti tipici della cucina piacentina le vere specialità del luogo sono il Vin Santo di Vigoleno, uno squisito passito prodotto soltanto da poche aziende locali a produzione limitata, servito fresco a 8-9 gradi si accompagna bene ai formaggi piccanti e il Monterosso Valdarda un bianco frizzante che si abbina a tutto il pranzo.

—La via dei Castelli e dei  sapori parmensi

Fortezza di Bardi

ci allontaniamo nuovamente un po’ dalla Via Emilia ma per un ottimo motivo, la Fortezza di Bardi dove è stato registrato il primo caso al mondo di “Fantasma termico” – arroccata da più di mille anni sopra uno sperone di diaspro rosso, alla confluenza dei torrenti Ceno e Noveglia: ci troviamo  davanti uno dei massimi esempi di architettura militare in Italia. LA Fortezza domina tutta la valle, il panorama dalle sue mura è impressionante,  anche se oggi la posizione geografica del paesino sembra defilata e fuori dalle rotte commerciali e turistiche, nel medioevo, quando differenti erano i percorsi e le necessità di controllo del territorio, si trattava di un’importante tappa sul percorso della via degli Abati. Inoltre, non lontano transitavano i pellegrini della via Francigena.
—– Dove c’è un castello, prima o poi compare anche il relativo fantasma. Quello di Bardi ha la particolarità di essere stato addirittura “fotografato”. La vicenda inizia nel 1995 con una serie di segnalazioni alla redazione del giornale di Parma Lettere e contrasti e con due giornalisti, Gianni Santi e Daniele Kalousi, che se ne interessano, pernottano all’interno della fortezza e fotografano una forma instabile e lattiginosa che si materializza alle spalle di uno dei due. La storia fa clamore, va in onda sulle principali emittenti televisive italiane e un appassionato di esoterismo, Daniele Gullà, fotografa a sua volta, ma con un sistema termico, la sagoma di un cavaliere inginocchiato. Scoppiano le inevitabili polemiche sull’attendibilità delle foto con le varie accuse di spot pubblicitario da un lato e di pregiudizio e chiusura mentale dall’altro.[1]

Dopo una breve stagione di notorietà mediatica, la storia del fantasma di Bardi è poi proseguita con nuovi studi e indagini ma, come spesso accade, senza giungere a conclusioni definitive e lasciando ciascuno dei protagonisti ben saldo nelle proprie convinzioni.

Vero o falso che sia lo scatto, se di spirito si tratta non può che essere quello del povero Moroello, il bel cavaliere che si tolse la vita al ritorno dalla guerra, una volta appresa la notizia del suicidio della sua dolce Soleste. Credendolo morto, la giovane si era gettata dal mastio dopo aver visto avvicinarsi al castello truppe con le insegne nemiche. L’infelice non poteva però sapere che quelle divise erano state indossate da Moroello e dai suoi uomini in spregio al nemico battuto.[2]

—La cucina è ovviamente legata al territorio montanaro, infatti la ricchezza principale dei boschi appenninici in Provincia di Parma, nello spartiacque tra l’Emilia, la Liguria e la Toscana, non è più la legna da ardere, peraltro ottima e ricercata in tutto il Nord Italia, ma sono piuttosto i prodotti del sottobosco, il particolare i funghi porcini di Borgotaro sono conosciuti un prodotto sempre presente nelle cucine montane, cosi la castagna è, la protagonista indiscussa, non solo un frutto che ha sfamato la montagna per diverse generazioni ma soprattutto una risorsa insostituibile che ha regalato una forte impronta alla  cultura gastronomica. La castagna, raccolta, essiccata e macinata direttamente in loco, si trasforma poi in interprete di molteplici sapori. Nate dalla semplicità contadina le torte salate sono il simbolo della cucina delle valli e poi il parmigiano di montagna, una ulteriore qualificazione legata al territorio e all’agricoltra biologica.

— Vini La Malvasia dei Colli di Parma: la regina dei vini parmensi

Secca, amabile, dolce. Sempre frizzante, dal color giallo paglierino e dal profumo intensamente aromatico. Nelle sue tre versioni la Malvasia dei Colli di Parma è capace di accompagnare ogni portata di un pasto tipicamente parmigiano.

Ottenuta da uve di Malvasia di Candia Aromatica in purezza oppure con aggiunta di Moscato bianco (fino a un massimo del 15%), nella sua versione secca la Malvasia dei Colli di Parma si presenta come un vino asciutto, con un leggero retrogusto amarognolo, e si sposa alla perfezione con i salumi tipici del territorio così come con i nostri primi piatti mentre nella versione amabile o dolce esalta al massimo i dessert, la frutta, le torte secche della credenza.

—Sulle Strade dei castelli e dei sapori della pianura parmense

Giornata dedicata ai sapori e ai castelli della pianura, iniziando da Fontanellato dove svetta la Rocca Sanvitale  incantevole, al centro del borgo, circondata da ampio fossato colmo d’acqua: Tre sono i gioielli della Rocca Sanvitale di Fontanellato, ancora interamente arredata con mobili e suppellettili d’epoca: qui è visitabile l’unica Camera Ottica in funzione in Italia all’interno della quale un sistema di specchi riflette l’immagine della piazza antistante su uno schermo; qui si trova l’Affresco del Parmigianino nella Saletta di Diana e Atteone dipinto nel 1523, capolavoro del Manierismo Italiano; lo Stendardo della Beata Vergine di Fontanellato grande drappo in damasco rosso lungo 5 metri e alto 4 metri datato tra il 1654 ed il 1656. La sua forma e gli anni della sua esecuzione hanno fatto pensare anche ad un suo utilizzo come bandiera di nave – una Galera – capitanata da un nobile Sanvitale, come attestano alcuni documenti, che ha solcato il Mar Mediterraneo durante la guerra di Candia.

Fontanellato E’ uno dei paesi più famosi della classica bassa padana, reso ricco dalla presenza della famiglia Sanvitale a partire dalla fine del 1300, che ne ha lasciato la traccia più evidente nella Rocca. 

—-Visitando Fontanellato si ha un assaggio della vita lenta e tranquilla della pianura, dei suoi luoghi d’arte e della sua squisita cucina. Nel 2004 le è stato conferito il riconoscimento di cittàslow, sulla base di indicatori come la qualità urbana, le infrastrutture, l’ospitalità, la valorizzazione delle produzioni tipiche e dell’enogastronomia. 

—-Tra i salumi primeggiano culatello e spalla cotta, poi i tortelli d’erbetta, ravioli di verdura e ricotta conditi con abbondante parmigiano e burro fuso, anolini, trippa alla parmigiana, anatra e faraona arrosto, lepre in salmì, coniglio alla cacciatora, rane. Inoltre qui si produce un salume particolare, la Culaccia di Fontanellato.

—Proseguendo sulla Strada del Culatello arriviamo a Zibello, la culla del Culatello, un luogo unico per clima dove produrre questa meraviglia gastronomica. .

Un Castello sul Po da ammirare fin dall’argine maestro del fiume più lungo d’Italia: è l’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense, in provincia di Parma, costruita agli inizi del 1400 su un fortilizio preesistente, dai marchesi Pallavicino di Polesine.

Questo è il regno dove lo chef stellato Massimo Spigaroli, con il fratello Luciano Spigaroli e la nipote Benedetta, vi invitano a corte, offrendo prelibatezze gastrofluviali davvero sopraffini.

Scoprirete nel maniero anche un ristorante Stella Michelin dove mangiare da favola.

Mentre animali di razze antiche, come il maiale “Nero di Parma”, oche, pavoni animano l’aia, voi potrete fare sia la visita all’azienda agricola con orto-giardino che al Castello.
Ai piani nobili dell’Antica Corte Pallavicina ammirerete arredi d’epoca, oggetti d’arte, suppellettili uniche che custodiscono storie di famiglia da raccontare.
Nelle cantine stagionano i preziosi culatelli, i vini ed il Parmigiano-Reggiano.

Una sosta all’Antica Corte Pallavicina è un invito alla tranquillità e al rispetto dei ritmi lenti della natura: si può infatti anche dormire in Castello con vista Po e golena. Le grandi finestre delle camere offrono scorci ameni sui pascoli e sul Grande Fiume. I camini bruciano legna di pioppo e le stanze calde e confortevoli sono pronte ad accogliere ospiti graditi. Sono possibili in Castello matrimoni, congressi, meeting.

Potrete fare corsi di cucina o visite in fattoria tra vigneti, orti e frutteti.

Due motivi in più, davvero unici, per visitare l’Antica Corte Pallavicina?

E’ stato apertoil Museo del Culatello e del Masalén, un interessante percorso tematico, tra audioguide, pannelli e luoghi del gusto, dedicato al simbolo della ricchezza enogastronomica del territorio per eccellenza.

Potete vivere l’experience Po Forest: si tratta di un magico percorso tra il Castello e il Grande Fiume, voluto dalla famiglia Spigaroli come un’estensione all’aperto del Museo del Culatello e del Masalén, allestito nelle cantine della Corte, per mostrare da vicino l’allevamento allo stato brado dei maiali neri che, in questo ambiente pregevole, vengono cresciuti per la produzione dei prelibati salumi e guidare alla scoperta del bosco e della vegetazione di golena del Po. L’itinerario Po Forest è attrezzato, si snoda per due chilometri, dura mediamente un’ora.


  1. Visita alla Corte
    Si parte dall’orto giardino, si passa l’arco per entrare nell’ampia Corte dove una porticina permette di entrare nell’antica cucina con soffitto a cassettoni e proseguire nelle eleganti sale affrescate con: residenza dei Marchesi Pallavicino dal XIII al XIX Secolo.
  2. Visita al Museo del Culatello e del Masalén
    Un percorso espositivo permanente, voluto dalla Famiglia Spigaroli, legato a una tradizione scavata nel cuore della Bassa e alla storia della famiglia. Un percorso che si snoda all’interno e all’esterno dell’Antica Corte tra antiche mappe, documenti, fotografie, filmati, apparecchiature multimediali e oggetti legati alla civiltà contadina, fino alle antiche cantine di stagionatura. 
  3. Visita all’Azienda Agricola alle Sale Nobili e al Museo del Culatello 
    Un percorso completo per scoprire il “mondo piccolo” dell’Antica Corte Pallavicina e della famiglia Spigaroli. Nell’azienda agricola si possono vedere: i maiali di razza Antica “Nera Parmigiana”, conoscere la loro alimentazione e i pascoli, le vacche di antiche razze locali, gli animali da cortile, gli orti, il frutteto, per poi entrare nella Corte e visitare le sale affrescate e il Museo del Culatello e del Masalén.
  4. Visita al Caseificio, all’Azienda Agricola, alle Sale Nobili e al Museo del Culatello e del Masalén
    La visita al Caseificio è prevista solo per gli ospiti del Relais
  5. Po Forest e Museo del Culatello e del Masalèn 

—–A pochi chilometri da Zibello nel comune di Roccabianca si erge il Castello di Roccabianca, fu costruito attorno alla metà del Quattrocento per l’amata Bianca Pellegrini dal Magnifico Pier Maria Rossi da cui il nome Roccabianca, in provincia di Parma. E’ il Castello degli innamorati e degli amanti. E’ il Castello di liquori, acquaviti, aceto balsamico con il Museo della Distilleria nelle antiche cantine e le stanze di stagionatura dei Culatelli.

Durante la visita scoprirete la lunga vicenda amorosa di Pier Maria con la bellissima milanese Bianca, parallela alle nozze ufficiali con Antonia Torelli. A parlare dell’amante è l’intero maniero fin dallo stemma parlante proprio a Bianca dedicato: una torre su cui poggia un falco pellegrino, ai lati ha due bastoni da viandante con piccole borse appese. Fedeltà, amore, spirito di dedizione, pazienza sono virtù cantate nei cicli affrescati.

—Seguiamo il corso del grande fiume Po che scorre lento nel territorio parmigiano per circa 30 km segnandone i confini settentrionali con la Lombardia in un secolare connubio tra storia e paesaggio definendo l’identità di questo lembo di terra chiamata Bassa che affonda il suo fascino tra luoghi fluviali straordinari per atmosfera, cultura e ambiente naturale.

I pioppeti e meandri si alternano a punti di sosta attrezzati e attracchi fluviali dedicati al turismo e allo sport e ad aree naturalistiche di pregio come i Boschi di Maria Luigia a Torricella di Sissa e alla  Riserva Naturale Parma Morta a Mezzani che tutela un ramo morto dell’alveo del torrente Parma.

—Raggiungiamo Colorno e  La imponente Reggia è circondata da un meraviglioso giardino alla francese.

Un tempo abitata dai Sanseverino, dai Farnese, dai Borbone e da Maria Luigia d’Austria.
Nella Reggia di Colorno visse la bellissima Barbara Sanseverino, donna affascinante, intelligente e di grande cultura, famosa per la sua bellezza tanto da essere omaggiata dal poeta Torquato Tasso in un celebre sonetto.

La Reggia di Colorno è  una complessa e monumentale struttura architettonica, con oltre 400 sale, corti e cortili, abbracciata dal torrente Parma, dalla piazza e dal meraviglioso giardino alla francese di recente ripristinato.

La Reggia, un tempo abitata dai Sanseverino, dai Farnese, dai Borbone e da Maria Luigia d’Austria, oggi ospita mostre temporanee e manifestazioni culturali.

Affascinanti sono gli appartamenti del Duca e della Duchessa e la Sala Grande, la neoclassica Cappella di San Liborio, con le tele di celebri artisti e l’organo Serassi con ben 2898 canne, utilizzato nell’annuale Stagione Concertistica; l’appartamento nuovo del Duca Ferdinando e l’Osservatorio Astronomico.

Dal 2004 alcune sale del Palazzo Ducale di Colorno ospitano la sede di ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, altra perla del patrimonio gasdtronomico italiano assieme con  l’Universita del Gusto di Pollenzo, in Piemonte.

—– Parma, Torrechiara e le degustazioni

Giornata fra pianura e collina, giornata dedicata alla bellissima e luminosa valle del Torrente Parma e ai due re della cucina parmense, il Parmigiano e il Prosciutto. Iniziamo la giornata in un caseificio per vivere una esperienza unica e apprendere le semplici e rigorose regole della produzione del Parmigiano Reggiano. Un formaggio unico, solo latte, sale,  la sapiente passione dei produttori di latte e dei casari, aiutati da una regione unica al mondo per caratteristiche climatiche. Dopo aver assistito alla “levata” delle forme, seguiremo tutto il percorso di stagionatura fino alla degustazione delle varie stagionature, dal mezzano di 12 mesi agli stravecchi di 48 e più mesi.

La giornata è ancora giovane quando ci inoltriamo nella valle del Fiume Parma fino ad incrociare con lo sguardo il colle che ospita il poderoso profilo del Castello di Torrechiara,

Il Castello di Torrechiara fu costruito tra il 1448 e il 1460 dal Magnifico Pier Maria Rossi: la sua funzione difensiva è attestata da tre cerchia di mura e da quattro torri angolari, la destinazione residenziale provata dalla ricchezza degli affreschi a ‘grottesche’ di Cesare Baglione.

Regno della favola d’amore tra Pier Maria Rossi e l’amata Bianca Pellegrini: è il Castello di Torrechiara, in provincia di Parma. Tutto parla della loro passione in stile epico-cavalleresco: dalla Camera d’Oro, attribuita a Benedetto Bembo, alla stanza nuziale. La Rocca d’impianto quattrocentesco, turrita ed elegante, affascinò scrittori e registi: fu set del celebre film Ladyhawke. Il nome Torrechiara deriva da “torchio” nel cuore della valle dove si producono vini oggi ed olio nel medioevo. Pochi sanno che il Castello fu posto sotto la protezione della Madonna, per volere di Pier Maria Rossi devoto alla Vergine: iniziò infatti la sua costruzione nel mese di maggio del 1448. Oggi di proprietà dello Stato è tra gli esempi più significativi dell’architettura castellare italiana. 

Pranzo in un agriturismo con la splendida cornice dei vigneti che si perdono sula valle fino a Parma.

La giornata non sarebbe completa senza una visita alla vicina  Langhirano, sulla strada dei Prosciutti e dei Vini dei Colli Parmensi, la patria del Prosciutto di Parma e li nel pomeriggio  andremo a visitare uno stabilimento di produzione e stagionatura con ovvia degustazione dei diversi tempi di stagionatura

—-Parma – Reggio Emilia – Bologna

Solo 30 chilometri da percorrere in auto e in pochi minuti e si arriva a Reggio Emilia per una sosta nella   città del Tricolore in quanto qui, nel 1797, fu adottato il vessillo che divenne poi bandiera nazionale, ha una storia antica. Nel XI secolo è in terra reggiana il cuore della contea di Matilde; più tardi figure importanti ne segnano il Rinascimento, dal Boiardo all’Ariosto, il grande poeta dell’Orlando Furioso.

Conosciuta oggi per la sua gastronomia, per la qualità di vita e, internazionalmente, per gli “asili più belli del mondo”, Reggio è anche città d’arte. Ne sono simboli la seicentesca Basilica della Ghiara e il famosissimo Teatro Municipale. La contemporaneità è visibile, a chi percorre l’autostrada A1, nei ponti realizzati dall’architetto Santiago Calatrava, a corredo della Stazione mediopadana dell’Alta Velocità. Due le Strade dei Sapori, quella dei vini e dei Sapori di Scandiano e Canossa e quella delle Corti Reggiane, in entrambi i casi dominano il Parmigiano Reggiano la cui culla è a Bibbiano, l’Aceto balsamico di Reggio Emilia, i cappelletti e i vini.

Proseguiamo per altri 80 chilometri e quando la cupola di San Luca apparirà sapremo di essere in prossimità di Bologna, la capitale della regione e una delle città più importanti e belle d’Italia.

Bologna

—-one day tour nel centro vedere sharryland

Come spiegare Bologna a chi non ci vive? uno che chiede cosa vedere a Bologna sembra facile rispondere, fino a che ci si rende conto di non sapere proprio da dove incominciare. Basta giusto ‘guardarla’ questa  bella città italiana, che ci sorprende un po’ di più, angoli, piazze e vie che raccontano di se, così ugualmente per ogni facciata, suono, odore… Quasi per caso, basta ritrovarsi nel cuore storico più antico, o anche oltre, e captare il divenire di questa grande natura urbana italiana, entità capace d’essere storia nella storia e aperta al futuro come poche altre.

Grande (grassa e dotta, come cantavano alcuni) eppur vicina alla sua gente. E ci piace ricordare le parole di Lucio Dalla quando cantava Nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino e forse per questo che è  bello perdersi a Bologna, partendo da via Indipendenza dove ad ogni passo ci colpisce un sapore differente, le decine di ristoranti antichi quanto questa strada, e i negozi dello shopping,  passando fra la gente fino a via Ugo bassi dove non si può far altro che fermarsi ad ammirare, le due Torri da una parte, l’antico mercato di Mezzo dall’altra, il Nettuno e Piazza Maggiore davanti con la  spettacolare Sala Borse che invita ad entrare per capire il perché di Palazzo Re Enzo li, proprio li nel mezzo.  Camminare fino al portico del pavaglione, le strade dei mestieri, Orefici, Pescherie, … um caleidoscopio di piaceri dove la qualità è,  senza bisogno di apparire. Guardare i tortellini in bella mostra sulle vetrine di Tamburini o sedersi ad assaporare le tagliatelle al ragù nella più strana biblioteca al mondo o in uno dei tanti locali nascosti nei vicoli o sotto i portici è una esperienza sensoriale unica. Piazza Santo Stefano e Piazza Galvani, l’eleganza di via Farini e la meraviglia assoluta dell’Archiginnasio, la prima sede della più antica università al mondo. E per finire un gelato dove il gelato è uma istituzione, tanto che qui è nata la prima università del gelato per opera della Cattabriga di Zola Predosa, corsi per amatori e professionisti che arrivano da tutto il mondo per apprendere l’arte del buon gelato bolognese. Merita una passeggiata il Quadrilatero-Mercato Vecchio. Per quale motivo? Gioiellerie, macellerie, salumerie, panifici, botteghe artigianali, esempi di architettura storica e arredi antiche: è tutto racchiuso qui dentro, in pochi metri quadri…

Se le giornate saranno di quelle azzurre e con il sole cocente, andate al Parco della Montagnola, il primo vero giardino pubblico di Bologna.

—Modena, Balsamico, lambrusco e Ferrari vedi sharryland

—-Modena, Unesco, Ferrari, Aceto balsamico, Opera2 

La storia di Modena è antica di oltre duemila anni, essendo stata fondata come colonia romana nel 183 a.C

Innanzitutto l’industria automobilistica, cioè la cosiddetta terra di motori​​: qui hanno sede le fabbriche più blasonate del pianeta. Alla Scuderia Ferrari – fondata dal celebre Enzo e vincitrice di innumerevoli campionati di Formula1 – sono dedicati un visitatissimo Museo Ferrari presso la cittadina di Maranello e il recente Museo Casa Enzo Ferrari, sorto presso la casa natale del costruttore, in centro città. Si possono ammirare anche il quartier generale della Maserati e altre collezioni, come quelle di Stanguellini e Panini.

In secondo luogo, la cucina tipica modenese: la Provincia di Modena vanta in Italia il maggior numero di prodotti protetti da marchi di garanzia, nazionali ed europei. Basti ricordare il vino Lambrusco, l’italiano più bevuto nel mondo, il formaggio Parmigiano-Reggiano, prodotto con una ricetta antica di secoli, e l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, raffinato non meno di 12 anni in botti di legno. Ottimi, e molto rinomati in Italia, sono anche i salumi, come il prosciutto di Modena, gli insaccati (zampone e cotechino), i primi (tortellini) e i prodotti da forno (tigelle e gnocco fritto).

–I Borghi e i sapori della Via Emilia vedi sharyland

Prima di lasciare Dozza, un consiglio è quello di fermarsi in uno dei ristoranti del borgo o nel vicino e spettacolare Monte del Rè,  per un piatto di garganelli che, secondo la leggenda, nacquero proprio qui come modo ideato dalla cuoca di Caterina Sforza per “riciclare” sfoglia avanzata dalla preparazione dei cappelletti.

— Una giornata sulla Valle del Reno

Una gita fuori porta iniziando dal colle della Guarda e da uno dei simboli più amati dai bolognesi, la Chiesa di San Luca. Chi abita a Bologna è solito dire, “quando vedi San Luca sai di essere di nuovo a casa”. Dal centro di Bologna si snodano 666 archi che portano alla chiesa, costruiti per permettere la visita del Santuario in ogni epoca dell’anno è rapidamente divenuto uno dei luoghi più frequentati anche dagli amanti delle passeggiate. Da lassu si dominano le colline attorno a Bologna e la Valle del Reno. Proseguendo lungo la via Porrettana si arriva a Sasso Marconi, la casa di Guglielmo Marconi, ora museo, da dove iniziarono i primi esperimenti di trasmissione via radio. Nelle collina attorno a Sasso marconi sono sorti numerosi agroturismi familiari ottimamente segnalati lungo un percorso che non ci abbandona mai un momento, dove è possibile assaporare l’atmosfera delle cose vere e dei prodotti genuini della ricca e generosa campagna emiliana. Formaggi, dolci, paste e ogni tipo di confetture, tutte rigorosamente prodotte a mano, in ambienti che sembrano fermi nel tempo. Una giornata che non si scorderà facilmente. Continuando sulla Porrettana arriviamo a Riola, ancora pochi chilometri sulle colline e si apre alla vista un profilo magico, la Rocchetta Mattei —–vedere sharrylnad

—-Bologna – Brisighella – Faenza – Ravenna

Partenza di buon mattino per Brisighella, uno dei borghi più belli d’Italia, una perla incastonata nel Parco Regionale della Vena del Gesso, nel cuore dell’appennino fra Ravenna e Firenze. Prima di arrivare a Brisighella è d’obbligo una sosta a Faenza, la città della ceramica famosa in tutto il mondo, per visitare alcune delle  oltre sessanta botteghe ceramiche  dove artigiani e artisti producono oggetti a marchio certificato, in forme e decori che spaziano dalle riproduzioni storiche alle sperimentazioni artistiche. Piatti, vasi, boccali, zuppiere e albarelli sono oggi raffinati souvenir che ben figurano in ogni casa. Prosseguimento per Brisighella dove inizieremo con  una passeggiata per conoscere il centro storico di Brisighella e alla   Torre di Avvistamento di epoca medioevale, con aperitivo nela sede del consorzio dei produttori dell’olio extravergine di oliva di Brisighella. Per il pranzo faremo visita ad una azienda agrotuiristica dove conosceremo tutte le fasi della produzione e con degustazione dei prodotti locali. Potremo scoprire e assaporare direttamente colti dall’albero varietà  di frutti antichi o uve locali, una specie di aula a cielo aperto che terminerà con una cena con paste fatte a mano(possibilità di vedere e partecipare alla preparazione) e vini locali.

—- Ravenna, un cammino  imperiale

Sulle orme della storia. 8 monumenti UNESCO, un territorio che va dagli appennini fino al mare e una storia da far invidia alle più grandi capitali del mondo antico, città divisa  tra oriente e occidente,  Ravenna è da sempre, la città storicamente più importante dell’Emilia Romagna con un territorio provinciale che va dalle colline di Brisighella fino alle spiagge di Marina di Ravenna. 

Nella sua storia la città è stata capitale per ben tre volte: capitale dell’Impero Romano d’Occidente (dal 402 al 476), capitale del Regno degli Ostrogoti (dal 493 al 553) e Capitale dell’ Esacrato Bizantino ( dal 558 al 751), particolare circoscrizione dell ‘Impero Bizantino e comprendeva i territori bizantini in Italia.

Visitare Ravenna in una sola giornata non è una cosa facile, ma  la città del Mosaico ci da una mano, con un tracciato che rincorre i suoi monumenti più importanti e ci porta a scoprire le bellezze dell’Arte romana e bizantina che si confondono con la storia di amori e passioni, quelle del Risorgimento italiano, le storie di Giuseppe Garibaldi e di Anita Ribeiro Garibaldi. Una città sorprendente per la quiete della gente che passeggia a piedi o  in bicicletta per il centro, sguarnito di auto, solo arte, solo bellezze. —-

Pranzo a base di piadine, salumi e squaquerone, un formaggio fresco da condire con erbette, fantastico.

Cena

 Il percorso dei monumenti

Basilica di San Vitale 

Mausoleo di Galla Placidia  

Battistero degli Ariani 

Mausoleo di Teoderico 

Domus dei Tappeti di Pietra

Tomba di Dante 

Un giorno a Casa Artusi vedi sharryland

Giornata dedicata alle strade dei sapori di Imola. Partenza di buon mattino per Brisighella, uno dei borghi più belli d’Italia, una perla incastonata nel Parco Regionale della Vena del Gesso, nel cuore dell’appennino fra Ravenna e Firenze. Prima di arrivare a Brisighella è d’obbligo una sosta a Faenza, la città della ceramica famosa in tutto il mondo, per visitare alcune delle  oltre sessanta botteghe ceramiche  dove artigiani e artisti producono oggetti a marchio certificato, in forme e decori che spaziano dalle riproduzioni storiche alle sperimentazioni artistiche. Piatti, vasi, boccali, zuppiere e albarelli sono oggi raffinati souvenir che ben figurano in ogni casa. Prosseguimento per Brisighella dove inizieremo con  una passeggiata per conoscere il centro storico di Brisighella e alla   Torre di Avvistamento di epoca medioevale, con aperitivo nela sede del consorzio dei produttori dell’olio extravergine di oliva di Brisighella. Per il pranzo faremo visita ad una azienda agrotuiristica dove conosceremo tutte le fasi della produzione e con degustazione dei prodotti locali. Potremo scoprire e assaporare direttamente colti dall’albero varietà  di frutti antichi o uve locali, una specie di aula a cielo aperto che terminerà con una cena con paste fatte a mano(possibilità di vedere e partecipare alla preparazione) e vini locali.

Un giorno a San Marino e Verrucchio  vedi sharyland

— Comacchio e il Delta del Po’  Stefano??

A 30 km da Ravenna e 50 da Ferrara troviamo una delle più belle località italiane, un luogo con un fascino incredibile, famosa per le sue Valli piene di vita e colori e per i paesaggi di pura magia. E’ spesso chiamata la piccola Venezia perché costituita da 13 isole  separate da canali e unite da undici  ponti, un raro intreccio fra natura e storia. Comacchio sorge all’estremità sud del Parco del Delta de Po’, Patrimonio dell’Unesco, separata dal mare da  vaste dune sabbiose e immersa in una laguna immensa che unisce Ravenna a Venezia e che fu prima etrusca e poi romana e proprio i romani costruirono il primo canale lagunare per facilitare gli scambi commerciali con l’altro lato dell’Adriatico. Emblema della città è il Ponte Pallotta anche conosciuto col nome di Treponti, edificato nel 1638 è un gioiello architettonico dal quale parte la fitta rete di canali interni.

Il Delta del Po’ è una immensa meraviglia chè regala magie ad ogni scorcio e che possiamo visitare in biciletta, a piedi o in barca, e sempre sarà una esperienza indimenticabile.

—- Ferrara, la città delle biciclette e dell’acqua

 Iniziamo subito con il dirvi che Ferrara è la città delle biciclette! Tutti i ferraresi usano la bici, chi per lavoro, chi per andare al supermercato chi per visitarla.

Per chi ha poco tempo a disposizione per visitare la città, la bicicletta è sicuramente il mezzo più indicato, inoltre sul sito ufficiale è possibile scaricare le mappe delle piste ciclabili della città, insieme agli itinerari ciclo-turistici più rilevanti. Non solo perché la bici vi permetterà di vivere la città estense secondo i tempi e i modi della popolazione locale, mischiandovi con i tragitti e le abitudini dei ferraresi.

Cosi dopo aver provveduto ai mezzi e dopo aver ascoltato brevemente alcuni itinerari suggeriti dalle audio-guide (scaricabili gratuitamente qui), eccoci pronti le iniziare la nostra giornata alla scoperta delle bellezze ferraresi

La partenza d’obbligo per il nostro itinerario a Ferrara è rappresentata dal Castello Estense, che troneggia nel centro cittadino attorniato da un fossato pieno d’acqua. Nato nel 1385 come roccaforte per il controllo politico e militare della città, il Castello Estense fu costruito su di un progetto di Bartolino da Novara, già artefice dei castelli di Pavia e Mantova.  Ristrutturazioni continue, almeno fino al XVI secolo, diedero poi al Castello la forma che possiamo ammirare ancora ai giorni nostri.
Il Castello Estenso è oggi interamente visitabile, ma noi vi consigliamo di soffermarvi particolarmente sulle vecchie cucine, alla cui maestosità potrete avere un assaggio della vita di corte dell’epoca. Meritano una visita anche le carceri nei sotterranei dove, in alcune celle, è ancora possibile riconoscere delle scritte lasciate dai reclusi ed incise sui mattoni delle pareti.

La Cattedrale di Ferrara fu costruita a partire dal XII secolo e sorge al centro della città, davanti il Palazzo Comunale. Fu consacrata nel lontano 1135 e, nel XV secolo, si diede inizio ai lavori di posa del campanile, mai terminato, su progetto del famoso artista Leon Battista Alberti. Nel XVII secolo, a causa di un terribile incendio, l’interno della Cattedrale fu interamente ricostruito in stile Barocco, cosa che rende oggi la visita della Cattedrale un’esperienza ancora più interessante dato il suo attraversare la storia dell’arte religiosa italiana. Un’ultima curiosità: la Cattedrale di Ferrara, con i suoi 118 metri di lunghezza complessiva, è l’edificio religioso più lungo di tutta l’Emilia Romagna. 

Eretto nel 1385 su ordine di Alberto V d’Este, Palazzo Schifanoia fu pensato e costruito come un intimo luogo di ristoro, in cui potersi dedicare anche all’ozio. Il ciclo di bellissimi affreschi all’interno rappresenta un vero e proprio manifesto politico della grandezza del Duca. Vi è raffigurato infatti il “retto ordinamento dell’umanità e della natura, sotto il buon governo del Duca” e fu commissionata da Borso d’Este nel 1452, ossia  nel momento in cui fu fatto Duca dall’imperatore Federico III.Palazzo Schifanoia è celebre anche per i bellissimi affreschi del Salone de Mesi, tra i più importanti del Quattrocento Italiano e che dovevano rappresentare un momento fondamentale della vita socio-economica della città: la coniugazione della sacralità dell’ordine cosmico con la quotidianità del lavoro agricolo delle campagne. Piccola ma adatta a me, non tributaria ad alcuno, non misera e tuttavia acquistata solo con denaro mio”

Cosi Ludovico Ariosto descrive la sua casa ferrarese, ultima tappa del nostro giro mattutino per la città di Ferrara. Questo fu il luogo in cui il letterato italiano trascorse gli ultimi anni della sua vita, dedicandosi alla stesura definitiva dell’Orlando Furioso. Nella casa si trova oggi un piccolo Museo dedicato al Poeta, mentre sul retro si trova un piccolo giardino creato all’epoca da Ludovico Ariosto, che oggi viene utilizzato per concerti ed iniziative culturali.

Pranzo

Nel centro si Ferrara è facile trovare trattorie ed osterie per assaggiare le ricette tipiche della città. Qui la buona cucina è stata sempre considerata un’arte, almeno a partire dal 1500, ossia da quando i cibi preparati alla corte degli estensi venivano gustati da principi e duchi di tutta Italia. Delle antiche ricette estensi ancora oggi viene tramandata la Salama da Sugo, il Pasticcio di Maccheroni ed il Panpepato. Se quindi avete deciso di fermarvi a mangiare a Ferrara, approfittatene per un tour gastronomico nella cucina storica italiana… non ve ne pentirete! 

Il Palazzo dei Diamanti di Ferrara, così chiamato per la caratteristica forma esterna dei suoi muri a forma di diamante, è uno dei monumenti più celebri della città ed è situato al centro della così detta Addizione Erculea: la grandiosa opera urbanistica che trasformò Ferrara, tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, in una città ispirata ai più rigorosi principi razionali dell’epoca. Al primo piano del Palazzo è ospitata la Pinacoteca Nazionale, che ospita al suo interno dipinti della scuola ferrarese dal 1200 al 1700.
Tra le tante bellissime tele che si trovano qui segnaliamo anche alcune opere di Andrea Mantegna e di Gentile da Fabriano.  
Il piano inferiore del Palazzo dei Diamanti è invece riservato alla Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea che ospita continuativamente mostre d’arte contemporanea dal 1992. 

Mura Estensi

Concludiamo la nostra giornata a Ferrara riprendendo la bicicletta e avviandoci sul percorso ciclabile lungo le antiche mura della città estense: 9 chilometri che abbracciano il centro storico di Ferrara e che possono essere percorsi sia sul terrapieno che in basso, nel vallo, magari, se la stagione lo permette, sostando qui e lì per assaporare un gelato. Baluardi, cannoniere, torrioni si succedono in sequenza a testimonianza delle  diverse tecniche di difesa militare elaborate nel corso dei secoli, il tutto in un ambiente immerso nel verde, che va a costituire un enorme giardino intorno la città.

La pista ciclabile delle mura di Ferrara inoltre è collegata con altri bellissimi itinerari che dal centro muovono verso i dintorni. Se quindi non siete troppo stanchi e non avete saziato la vostra voglia di conoscenza, vi consigliamo di percorrerli… possono essere un’ottima occasione per addentrarsi ancora di meglio nella grande storia della città Estense

Cesenatico, quando la storia diventa bellezza.

Il litorale

Pernottamenti in hotel, agroturismi e B&B

Giorno 2 – Parma 
Dopo la colazione partenza per Parma, possibilità di visitare il centro storico con l’imponente battistero del XII secolo e la magnifica Cattedrale romanica, famosa per gli affreschi del Correggio. Proseguimento per Sant’Ilario d’Enza e visita ad una vinicola e pranzo in ristorante.
Nel pomeriggio visita a una azienda  produttrice di prosciutto di Parma DOP, degustazione. Continuazione con laCantina Ariola a Calicella di Pilastro, per assaggiare il “Lambrusco Marcello”, premiato come miglior vino frizzante del mondo «International Wine Challenge in London 2011».
Rientro in hotel per il pernottamento. 

Giorno 3 – Busseto
Dopo la colazione partenza per Busseto, piccola cittadina natale del compositore Giuseppe Verdi. Possibilità di visitare il teatro e la casa natale di questo personaggio illustre.
Continuazione per il Polesine Parmense per conoscere l’antica fattoria della famiglia Spigaroli, produttrice di eccellenti vini come lo “Strologo”, “Tamburen” e diversi prodotti tipici della gastronomia locale, pranzo all’interno della proprietà.
Nel pomeriggio visita della cantina La Tosa a Vigolzone, caratterizzata dalla singolare produzione di 8 vini che rappresentano 8 diversi momenti del giorno. Sempre all’interno dell’azienda visita del Museo della Vite e del Vino, nato nel 1995 per la grande passione e l’amore nutriti da Ferruccio e Stefano Pizzamiglio per la storia e gli oggetti antichi inerenti la viticoltura e l’elaborazione del vino.
Rientro in hotel per il pernottamento.

Giorno 4 – Modena
Dopo la colazione partenza per Modena, possibilità di visitare la Piazza Grandi, il Palazzo Ducale e la torre della Ghirlandina.
Degustazione di vino nella Cantina Corte Manzini di Castelvetro produttrice di un ottimo Lambrusco e pranzo tipico in loco. Nel pomeriggio continuazione con l’acetaia Pedroni a Nonantola, famosa per il suo delizioso aceto balsamico.
Rientro in hotel per il pernottamento. 

Giorno 5 – Bologna e Faenza
Dopo la colazione partenza per Bologna, possibilità di fare una piccola visita al centro città e proseguimento per Castello di Serravallle dove Vallona Maurizio vi accoglierà per farvi degustare degli eccellenti vini bianchi come il Pignoletto e il Sauvignon Colli Bolognesi doc.
Pranzo in un ristorante tipico. Nel pomeriggio continuazione per Faenza, la città della maiolica. Non può mancare la visita allo studio d’arte di Goffredo Gaeta, Maestro di fama internazionale che ha recuperato un antico edificio industriale per trasformarlo nel suo laboratorio dove crea opere in ceramica e vetro. Dopo questo interessante incontro si prosegue passando per la pittoresca Brisighella dall’illustre passato medievale.
Visita dell’Agriturismo Morattina il cui “Sangiovese doc superiore 2008” è stato premiato a Londra nel 2010 al «International wine and spirits competition». Rientro in hotel nella zona di Bologna per il pernottamento.

Giorno 6 – Imola e Dozza
Dopo la colazione partenza per Imola, possibilità di visitare la Piazza Matteotti, la Rocca Sforzesca oppure il Duomo dedicato a San Cassiano. Proseguimento per l’Azienda Agricola Tre Monti specializzata nella produzione di vini bianchi, l’occasione consiglia l’assaggio di Chardonnay, Sauvignon e Albana. Pranzo nell’azienda a base di prodotti tipici. Nel pomeriggio si prosegue per Dozza, la città della biennale del muro dipinto. Visita e degustazione nell’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna che vanta una collezione di 240 etichette dei maggiori produttori della regione. Rientro in hotel per il pernottamento.

Giorno 7 – Forlì e Forlimpopoli
Dopo la colazione partenza per Forlì con la Piazza Saffi circondata da edifici in stile razionalista italiano e l’importante Abbazia romanica di San Mercuriale che custodisce dipinti del celebre Marco Palmezzano.
Continuazione per Predappio dove si trova la Cantina Condé conosciuta per il suo Sangiovese prodotto in purezza nelle tre versioni: DOC, Superiore e Riserva.
Pranzo con prodotti tipici presso un produttore del luogo e nel pomeriggio proseguimento per Forlimpopoli, città natale di Pellegrino Artusi, autore del famoso “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” pubblicato per la prima volta nel 1891 e tradotto in tante lingue per essere divulgato in tutto il mondo. Visita della Casa Artusi, possibilità di seguire un piccolo corso di cucina sulla pasta fresca (min. 8 persone per 4 ore) curato dall’associazione delle “Mariette”, associazione femminile di “azdore” (termine dialettale romagnolo per definire la padrona di casa e soprattutto della cucina).
Rientro in hotel per il pernottamento. 

Giorno 8
Dopo la colazione rientro verso la località di origine.

Se il territorio Romagnolo è stato patria delle dinastie dei Malatesta e dei Montefeltro,

Pernottamenti a Parma e Bologna, in Hotel, agriturismo o B&B